From wishes to eternity
From wishes to eternity
20, anni Roma. Suono il pianoforte, amo leggere di tutto e di più, sono (a volte un po' troppo) critica nei confronti degli altri. Italo-finlandese, e studio per diventare interprete.
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❝ Conoscerai un grande dolore e nel dolore sarai felice. Eccoti il mio insegnamento: nel dolore cerca la felicità.

— Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov (via luomocheleggevalibri)

(via luomocheleggevalibri, bookshelves)
❝ Scrisse: Andrà tutto bene.
Gli dissi che bene non bastava.
Andrà tutto bene benissimo.
Gli dissi che non c’era bisogno che mentisse per proteggermi.
Andrà tutto bene benissimo.
Mi misi a piangere.

— Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino (via luomocheleggevalibri)

❝ Continuo a uscirne da più di un anno. Ma i sogni non ne sono affatto convinti. Perché sono io a non esserlo. E immagino che non lo sarò mai. Tranne del fatto che vivremo con giudizio, niente feste superalcoliche, né autocompiacimento da ubriachi.

— Sylvia Plath, Diari

❝ Il y a des moments intenses où seule une présence suffit.

— L’Enfant de sable, Tahar Ben Jelloun

❝ Avrei voluto fuggire via da lui, e avrei voluto avvicinarmi subito.

— Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino 

❝ (…) E se n’è andato. Per questo fuori la pioggia cade ancora più fitta, e come Eddie Cohen, io dico «… millecinquecento anni… a che sono serviti? Siamo ancora solo animali».

— Sylvia Plath, Diari 

(Fonte: inthemoodtodissolveinthesky)

❝ La casa si riempì di amore. Aureliano lo espresse in versi senza principio e senza fine. Li scriveva sulle ruvide pergamene che gli regalava Melquíades, sui muri del bagno, sulla pelle delle braccia, e in tutti i versi Remedios appariva trasfigurata: Remedios nell’atmosfera soporifera delle due del pomeriggio, Remedios nella taciturna respirazione delle rose, Remedios nella clessidra segreta dei tarli, Remedios nel vapore del pane all’alba, Remedios dappertutto e Remedios per sempre.

— Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine

❝ Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maelstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco del nulla, e, nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e scritto nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo. E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti, il centro del tutto con il nulla intorno.

— Fernando Pessoa, Il libro del l’inquietudine

(Fonte: kalliophe)